Palermo, casta e privilegi in salsa siciliana: tanto rumore ma poche idee chiare

PALERMO - Ieri negli uffici della Regione Siciliana girava la fotocopia di un servizio di Repubblica. L’ennesimo servizio contro la “casta” e i “fannulloni”. Stavolta però in chiave regionale. Il neo Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, successore nonché alleato del suo predecessore Totò Cuffaro, si meravigliava del fatto di aver trovato un nutrito numero di giornalisti a propria disposizione, lasciati in eredità da chi, appunto, era stato lì, su quello stesso “trono”, prima di lui. Da qui stupore e dichiarazioni di questo tenore: “Io ho venti giornalisti a disposizione, mentre il presidente Bush ne ha solo sei”. E a seguire titoli di giornale a tutto tondo sulla questione, sulla clamorosa scoperta. Che poi non è nuova né tantomeno clamorosa. E’ solo uno scandalo rispolverato. Diciamo che adesso va di moda parlare di queste cose. L’aspetto tipicamente siculo, per non dire comico, di questa vicenda è invece un altro: gli stessi poveri giornalisti oggi nel mirino degli indignati speciali dei giornali – poveri per modo di dire ovviamente – nella loro carriera di collaboratori di testate, almeno una volta nella loro vita si sono indignati, o almeno si sono occupati di vicende simili, che riguardavano però altri. E si sono occupati di queste storie più o meno nella stessa maniera e con la stessa energia di chi lo fa oggi. Salvo poi, quando ne hanno avuto l’occasione, saltare lo steccato e passare nei ruoli pubblici, dall’altra parte. Un salto che, se non altro, garantisce stabilità e tutela lavorativa. Chiamali fessi…

Il fatto veramente clamoroso è un altro: nei ruoli della Regione Siciliana i giornalisti ci sono sempre stati, anzi qualche anno fa era stata fatta una ricognizione del personale interno iscritto all’Ordine dei Giornalisti, con l’intento di inserire questo personale, in possesso dei “giusti” requisiti, negli Uffici Relazioni con il Pubblico, in attuazione della legge sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni, gli URP. Un’operazione a costo zero, come potrebbe confermare Dario Matranga del Codir, un sindacato che si è interessato della vicenda. Risultato: la lista dei giornalisti è stata abilmente sotterrata in un cassetto, se non data in pasto ad un tritacarte. Punto. Negli URP, in compenso, ci stanno persone che spesso nulla sanno di comunicazione con il pubblico. Per testare l’inaffidabilità della comunicazione pubblica non ci vuole molto. Un esempio leggero leggero: un ufficio organizza un evento, quindi chiede ai giornali di occuparsene. Sapete cosa fa? Trasmette alle testate giornalistiche via email o via fax l’immagine scannerizzata degli inviti, da cui si evince la sfilza di nomi delle persone che interverranno, un titolo e magari una bella grafica, frutto dell’abilità del tipografo-litografo-fotocompositore. Con questi elementi un redattore cosa dovrebbe elaborare? Questo è solo un esempio per dire che in realtà il problema, caro presidente Lombardo, non è assolutamente quello di aver trovato una ventina di giornalisti al suo servizio. Pochi sono, se si considerano le potenzialità e il bisogno di comunicazione pubblica e trasparenza che ha la Sicilia. E la comunicazione non deve essere prerogativa dei burocrati: quelli pensino piuttosto a far quadrare i conti e organizzare i servizi. Presidente, noi le consigliamo invece di sfruttare fino in fondo le risorse che ha a disposizione, di occuparsi degli uffici periferici della sua Regione, uffici che gestiscono realtà a volte minuscole, ma che possono restituire grandi risultati se ben gestiti e se messi in mano a persone realmente qualificate per il lavoro che devono svolgere. Rispolveri quella lista di dipendenti-giornalisti, magari collaboratori-redattori o direttori nei giornali, che spesso sono utilizzati come passa-carte nei suoi uffici. Li mandi ad organizzare Servizi stampa, o meglio, di trasparenza, nel vasto panorama degli uffici pubblici siciliani. Sfrutti i suoi dipendenti al meglio e non li insulti anche lei, definendoli “fannulloni”, quando sa bene, proprio lei che è siciliano e rivendica il diritto e l’orgoglio di esserlo, che ‘u pisci feti d’a testa.
f.v.

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